mercoledì 11 maggio 2016

Inseguendo il "sombrero"




Oggi i superlativi vengono rispolverati....
Questo incredibile percorso stradale da Hanksville a  Mexican Hat ci ridiamostra,  se ce ne fosse bisogno, quanta bellezza si ha a disposizione in questo paese.
Alla nostra partenza il percorso si presenta abbastanza privo di attrattive,  ma in breve ci ritroviamo avvolti in una quinta di rocce rosse che fiancheggiano la strada per decine di km, arricchite da numerosissime erosioni,  quasi fossero preziosi merletti.
A un certo punto, cosa quasi inconsueta, compare un piccolo rigagnolo che costeggia a sua volta la strada.
Arrivati a un punto panoramico decidiamo di fermarci e ci attende la solita fantastica visione, quasi fossimo in volo, tanto siamo in alto rispetto al fiume che scorre sulla piana sottostante.
Anche qui i superlativi si sprecano....










Proseguiamo....e la strada, con una regolare discesa, ci porta a costeggiare la piana che vedevamo dall'alto.
In seguito riguadagniamo quota arrivando circa a 2000 metri.
Qui il paesaggio si presenta più ricco in vegetazione e per diversi km attraversiamo una foresta di conifere piuttosto fitte, ma non particolarmente alte, intervallate da grandi radure.

Il nostro obiettivo per oggi sarebbe arrivare a Mexican Hat, piccolissimo paese posto lungo il San Juan River, però sappiamo che lungo la strada ci sono un paio di sterrate che vengono raccontate come interessanti da percorrere per i panorami e la wilderness.
La prima a presentarsi è la strada che conduce a Muley Point, lunga 7/8 km, che dovrebbe concludersi sull'ennesimo punto panoramico  (ma quanti ce ne sono qui!) su un altro fantomatico fiume.
Anche questa volta il panorama che ci aspetta è di prim'ordine, con una bastionata rocciosa di altezza impressionante, sul bordo della quale si può camminare assaporando una visione che, se possibile, è ancora più straordinaria di quelle viste in precedenza.
Infatti ai nostri piedi, sicuramente a più di 1000 metri di quota più in basso, si dipana un nastro verde in una pianura gigantesca come solo qui si ha l'occasione di vede?re.
Diciamo che descrivere quello che vediamo in questo paese senza usare i superlativi è  impossibile!
Potremmo dire per semplificare il tutto all'americana : "Wow"








Lasciamo a malincuore questa ammaliante visione e torniamo sui nostri passi.
Riprendiamo la statale che, in questo punto, diventa una sterrata ruvida e ripida, che con un percorso da intraprendere con prudenza scende una di queste titaniche bastionate rocciose fino a portarci sulla pianura sottostante sulla quale,  percorsi pochi km, troviamo il bivio per il nostro nuovo ruvido giro lungo una trentina di km, che percorre quella che da molti viene definita un anticipo di Monument Valley.
All'inizio il panorama è abbastanza deludente e ci fa quasi pensare a un "pacco"....ma qui abbiamo imparato che i pacchi non esistono e dopo una mezz'oretta di strada sterrata, ci ritroviamo immersi in ciò che il nome prometteva, ovvero nella valle degli Dei (Valley of Gods): pinnacoli con sembianze umane di altezze impressionanti e giganteschi pilastri svettanti da enormi coni di detriti,  fanno bella mostra in questo ondulato paesaggio costellato di piccoli cespuglietti distribuiti tanto regolamento sul terreno da farlo sembrare un graziosa tela a pois rosso verdi.
A bocca aperta proseguiamo fino alla fine di questo percorso incrociando finalmente vacche dalle corna lunghissime, che contribuiscono alla selvaticita' di questo posto.
Raggiungiamo alla fine Mexican Hat, che deve il suo nome a una roccia sormontata da un gigantesco disco della larghezza di diverse decine di metri.
















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